06/10/2010
Voterete come vorranno i padroni
(da La Rivoluzione, Carlo Pisacane)
Guai se la plebe, contenta di vane promesse, farà dipendere dall’altrui volere le proprie sorti! Essa vedrà molti di coloro che si dicono liberali, umili negli atti, larghi nelle promesse, con dolci parole adularla, come costumano adulare i tiranni, e carpirne il voto. Divenuti onnipotenti ed inviolabili, pensano al loro meglio e ribadiscono le catene di lei; ed alla richiesta di “pane” e “lavoro”, rispondono come l’assemblea francese rispose nel ‘48, col cannone. Finché la società verrà composta da molti che lavorano e da pochi che dissipano, e nelle mani di questi pochi sarà il governo, il popolo deriso col nome di “libero” e di “sovrano”, i molti non saranno che vilissimi schiavi.
Tutte le leggi, tutte le riforme, eziandio, quelle in apparenza popolari, favoriscono, solamente la classe ricca e culta imperocché le istituzioni sociali, per loro natura, volgono tutte in suo vantaggio. Voi plebe, allorché crederete avvicinarvialla meta, ne andrete invece più lontano. Voi lavorate, gli oziosi gioiscono; voi producete, gli oziosi dissipano; voi combattete, ed essi godono la libertà. Il suffragio universale è un inganno. Come il vostro voto può essere libero, se la vostra esistenza dipende dal salario del padrone, dalle concessioni del proprietario? Voi indubbiamente voterete, costretti dal bisogno, come quelli vorranno. Come il vostro voto può essere giusto, se la miseria vi condanna a perpetua ignoranza, e vi toglie ogni abilità per giudicare degli uomini e de’ loro concetti? come può dirsi libero un uomo la cui esistenza dal capriccio d’un altro uomo dipende?
La “miseria” è la principale cagione, la sorgente inesauribile di tutti i mali della società; voragne spalancata che ne inghittisce ogni virtù. La “miseria” aguzza il pugnale dell’assassino; prostituisce la donna, corrompe il cittadino; trova satelliti al despotismo. Conseguenza immediata della miseria è l’“ignoranza”, che vi rende incapaci di governare i vostri particolari negozii, non che quelli del pubblico, e corrivi nel credere a tutte quelle imposture che vi rendono fanatici, superstiziosi, intolleranti. La “miseria” e l’“ignoranza” sono gli angeli tutelari della moderna società, sono i sostegni suo quali al sua costituzione si innalza. […]
La statistica, scienza moderna, che mostra come indissolubilmente si legano le varie istituzioni sociali, ha già registrato come la miseria e l’ignoranza non si scompagnino mai dal misfatto. Finché i mezzi necessari all’educazione e all’indipendeza assoluta del vivere non saranno guarentigia di ognuno, la libertà è promessa ingannevole.
I nemici che dobbiamo debellare sono molti, è vano l’illudersi; se tutti vorremo combattere da liberi cittadini, vinceremo. Cerchiamo pe-netrare con lo sguardo attraverso l’atmosfera che i pregiudizi ci hanno addensato intorno, in questo istante che trovasi distrutta la gerarchia sociale, quanto siano mostruose le usurpazioni del ricco, e quanto grandi le miserie del popolo!!… Con qual diritto un ozioso operaio scialacqua col prodotto de’ sudori del fittaiuolo, mentre questi appena potrà offrire un pane alla sua povera e laboriosa famiglia? Con quale diritto, in un’officina in cui cento lavorano, uno solo oltre ogni stima arricchisce, non avendo gli altri, non dico assicurato l’avvenire, ma anche la benché minima guarentigia del presente, bastando il capriccio di uno soloper affamare centinaia di dipendenti? Distruggiamo codeste mostruosità, col garantire al contadino ed all’operaio il frutto del loro lavoro; e questi e quelli saranno contenti di lasciare per poco la vanga ed il martello ed impugnare il moschetto a difesa degli acquistati diritti. “Se la vittoria assicura a tutti l'agiatezza, e la disfatta li ricacci nella miseria, tutti saranno valorosi”. Ecco il segreto di cui si valsero i nostri progenitori per soggiogare il mondo.
Il saggio “LA RIVOLUZIONE” da cui è tratto il brano scritto da Pisacane negli anni di elaborazione ideologica che precedettero immediatamante l’impresa di Sapri nella quale egli trovò una tragica morte (1857). Fu pubblicato postumo e non deve essere certo casuale il fatto che è stato ripubblicato e studiato in momenti particolari della nostra storia: nel 1894 con prefazione di Napoleone Colaianni che ne faceva strumento polemico contro la repressione crispina dei “fasci siciliani”, nel 1942 con prefazione di Giaime Pintor, carica di implicazioni antifasciste; all’inizio degli anni Settanta, nel clima della contestazione sessantottesca, con prefazzione di Augusto Illuminati. E ora io la propongo a voi, affinché possiate trarre da voi le vostre conclusioni, che credo non siano diverse dalle mie. In questo particolare frangente che il nostro paese sta passando, tra incoprensioni e blasfemie e grande insicurezza, “chi ha comprato la casa di chi?”, si vota non si vota e via dicendo, la storia si ripete cambiano i protagonisti ma la musica è sempre la stessa. Basta con le prese in giro, siamo stanchi di sopravvivere ogni giorno un po’ di più.
18:01
Scritto da: santiagomontres
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07/06/2010
C'erano una volta le societas
C’era una volta un’azienda, no! Forse erano tre o poco più, si, erano tre.
Allora. Ehm… Ecco, si, ora ci siamo!
C’erano una volta milioni di aziende che lavoravano allegre e felici, certo avevano le loro difficoltà, come spesso accade ma si sa, tutto passa.
Poi venne un vento malvagio, calò su di esse un nuvolone grigio in crisi, che soffocava le povere aziende; arrivò un pioggia acida che prese a corrodere le societas.
«Presto! Chiediamo aiuto al nostro rex-sacerdos» proposero alcuni.
«Arrangiatevi, ho un importante incontro con, …ehm! Su nella transiberiana. Sbrigatevela voi, io, oggi mi sento autorizzato ad evadere» rispose sornione il rex.
La gerarchia del paese, allo sbaraglio, si perse tra le cosce di un’immoralità ormai sdoganata. Che fare? Nessun aiuto da nessuna parte, bisogna agire in fretta o arroverà il Caos.
Gli Enti di Ricerca, cercano, studiano, discutono un rimedio per contrastare questa pioggia.
Vennero spostati a fare ricerche nei pagliai burocratici a cercare spille che non esistevano, non erano state comprate, troppe spese. In compenso i gerarchi acquistarono una vagonata di telefonini, ultimissima generazione: il cellulare non intercettabile. La tecnologia straniera faceva passi da gigante – pensavano i consigileri del re; ciò che non sapevano è che quella scienza era così tanto progredita anche grazie agli studiosi del loro paese, che erano riusciti a scappare per evitare di essere dimenticati in qualche buio scantinato.
La situazione non era cambiata, anzi peggiorava sempre di più.
Il rex, di rientro dalle Nevi Eterne, dove si sperimentava un nuovo progetto “Top Secret”
per farsi criogenare o clonare, chiese notizie e vedendo che la situazione era disastrosa, convocò immediatamente una riunione.
«Abbiamo un problema, mio dux: le aziende stanno chiudendo.»
«Tagliamo i fondi all’Istruzione.»
«L’Istruzione non esiste più, signore.»
«Allora tagliamo i fondi alle banche.»
«Siamo noi le banche, signore.»
«Chiediamo un prestito agli strozzini!»
«Signore, gli strozzini hanno dichiarato la bancarotta la settimana scorsa.»
«Perfetto, oggetto del giorno?»
«Signore, le aziende…»
«Ah! Si, certo… ora ne parliamo. Dunque, in questa sede oggi si discuterà il punto 1.10 dell’ordine del giorno, che è mmmhhmmm…»
«Perdonatemi, vostra grazia, il punto 1.10 è… “Varie ed Eventuali!”»
«Eh! Si, certo lo so. Proposte per “Varie ed Eventuali?»
«Nessuna Signore»
«Visto! Nessun problema! Sono troppo bravo; Bene! Signori, io ora torno alle Nevi Eterne» disse il rex avvicinandosi al balcone del suo palazzo.
«Ma questa nuvola grigia che è?»
«È un abominio, mio duca!» fece uno.
«È l’Attica che brucia, mio signore» fece un altro.
All’improvviso nella stanza del consiglio irruppe un uomo affannato, aveva una tunichetta corta, sandali da corsa Nike di Samotracia, cannottierina e un numero uno diestro le spalle.
«Chi sei? E come osi, disturbare questa consiglio?»
«Vi reco notizie dal Peloponneso, sire; ma io vengo da Maratona»
«Dal Pelo-ponneso, spero che siano “bone”, ehm! Voglio dire “buone” notizie… Ehm,
ad ogni modo… Bella questa divisa, però! Dovresti fare il maratoneta, sai! Allora, questa notizia»
«Un’altra nuvola, ancora più grande, sta per giungere dal Peloponneso» poi l’uomo morì.
«Nessun problema, la fermeremo sul bagnasciuga.» disse il rex-sacerdos.
Alcuni manager presenti alla riunione, presi dallo sconforto, lasciarono il paese con le
pezze al culo, altri invece sparirono e basta, lasciando per strada i lavoratori che tentavano
di far sentire la propria voce, inutilmente.
Questa storia, finisce così, senza una soluzione.
Se chi discute, parla d’altro e non sente il grido di sofferenza del proprio popolo, che nel lavoro quotidiano non riesce nemmeno a comprarsi il pane…
Amara esistenza.
I gerarchi, fanno finta di non rendersi conto del pericolo. La SOCIETAS sta agonizzando sotto i loro occhi.
Quando finirà tutto questo?
P.S. Ogni riferimento a persone, fatti o cose, è del tutto casuale.
19:36
Scritto da: santiagomontres
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29/05/2010
Santiago e la Luna
Col gelido inverno della notte,
una Luna d'avorio approda su una verde collina;
messaggera degli dei falsi e bugiardi
proprio come lei.
Timida, s'affaccia sulle case, alla ricerca
d'una palpitante emozione che la riscaldi
da questo tempo restìo.
Luna gioconda, che ti fai scherno degli amanti.
Tu, palla solitaria in sospeso tra cielo e terra.
Tu, che dai la voce ai sognatori,
per poi abbandonarli al ricordo
di una poesia.
Venisti alla mia finestra per illudermi con la tua
voce di cristallo, remoto anfratto di un tempo,
di quando ispiravi i santi nelle loro buie tentazioni.
Oggi, solo Santiago t'ascolta.
Perché ancora crede in te,
nello spazio infinito, tra una canzone ed un soffio di vento,
tra i misantropi che vivono qui, solo io conosco il tuo potere:
ancestrale legame con un Dio assente,
porta a lui le mie preghiere più segrete,
e se non può esaudirle fa' almeno che le ascolti.
«Uomo, perché rivolgi a me la tua quæstio?
Non vedi che ho perduto la fonte della mia luce?
Perché confidi nell'inconfidabile luna fredda e smargiassa?»
Perché anche tu hai un cuore,
folle innamorata dei sogni che produciamo di notte,
ascolta le strida della bestia umana.
«Ma Dio t'ascolta.»
Dio ha dimenticato cosa vuol dire
essere un uomo su questa terra.
Anche tu attendi un nuovo Messia!
«Grazie a te oggi la mia luce splenderà più forte,
veglierò sui tuoi sogni e su di te;
ogni volta che avrai bisogno di un consiglio,
chiamami ed io verrò da te.»
Scomparve nella freschezza dell'alba e
quando, chiesi il suo aiuto venne sempre
e udii Dio e vidi le cose belle
che già possedevo.
Santiago Montrés
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Oppure scrivete a s_santiago80@hotmail.it Grazie
23:56
Scritto da: santiagomontres
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